Roberto Gualtieri

Archivio mensile: gennaio 2009

Pd, la bioetica e l’identità che non c’è

E’ auspicabile che la sentenza del Tar che ha respinto
l’atto con cui la
Regione Lombardia
aveva impedito la sospensione
dell’idratazione e dell’alimentazione che tengono artificialmente in vita
Eluana Englaro (in coma irreversibile da 17 anni) segni la fine del lungo
calvario della sfortunata donna e della sua famiglia. Quel che è certo è che se
il pronunciamento dei giudici appare improntato, come ha rilevato ieri su
queste pagine Francesco Paolo Casavola, al rispetto del diritto e alla tutela
della libertà della persona ad andare incontro alla conclusione naturale
dell’esistenza senza una non richiesta “invasione” della tecnica, dal canto suo
la politica non sembra essersi rivelata sinora in grado di misurarsi in modo
non ideologico con un tema delicato come quello del “testamento biologico”, e
di colmare il vuoto del nostro ordinamento giuridico su tale questione in forme
coerenti con i principi della Costituzione.

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Keynes, Marx, l’Italia

“Il percorso di Macchioro è importante per la cultura italiana di oggi in quanto invita il lettore, soprattutto se crescuto culturalmente negli anni della cosiddetta Seconda Repubblica e della implosione dei paesi a cosiddetto socialismo realizzato, a confrontarsi con una posizione che ha tentato di coniugare organicamente, e quindi non solo biograficamente, riforme e rivoluzione, liberal-socialismo e comunismo, keynesismo e marxismo, mercato e socialismo: il percorso di Macchioro, insomma, […] invita a riscoprire talune tra le più feconde matrici intellettuali della Pirma Repubblica e a problematizzare e a mettere in discussione quei moduli storiografici, teorici ed etico-civili che vedono nel liberal-liberismo l’unica e ultima utopia sociale da doversi perseguire individualmente e collettivamente”.
(Dall’introduzione di Luca Michelini alla raccolta di scritti di Aurelio Macchioro negli Annali della Fondazione Gramsci che presenteremo domani – lunedì – presso l’Enciclopedia Italiana).

La regola e le eccezioni. Ovvero degli usi più o meno utili della cellulosa

Uno legge sul Corriere Tremonti intervistato da Sergio Rizzo dire che “Il Nord e il Centro hanno 38 milioni di abitanti e sono fra le aree più ricche d’Europa […]. Il dramma dell’Italia è nel Sud, l’unica area europea che non ha una sua banca, ma soprattutto che vive un deficit culturale e sociale generale. E questa è una grande responsabilità della politica. Non c’è futuro per l’Italia se non c’è futuro per il Sud”. Poi va a pagina 30 e trova Mucchetti che spiega che dopo il fallimento della deregolamentazione del mercato del lavoro “ci si dovrà pur chiedere se una più equa ripartizione della ricchezza non sia meglio per l’intera economia e se non debba cominciare già in azienda, tra capitale e lavoro”. E allora pensa di avere le allucinazioni e di sognare che l’Italia è diventato un normale paese europeo, con giornali degni di questo nome che parlano di cose importanti, dicono cose serie e vanno letti da cima a fondo. Ma poi (proprio nel giorno del cessate il fuoco a Gaza e della conferenza di Sharm el Sheik in cui l’Europa e l’Egitto hanno avviato una mediazione tra Israele e Hamas) incappa nell’editoriale di Panebianco, secondo cui “Hamas ha avuto a disposizione, in questa guerra, soprattutto una carta e l’ha giocata fino in fondo: le vittime civili”, sfoglia l’ampia sezione monografica che il Corriere dedica quotidianamente al suo tema prediletto (l’antisemitismo nella sinistra italiana e le equivoche posizioni di Massimo D’Alema) e, rassicurato di trovarsi sempre nella solita italietta dannunziana, ripone l’inutile pezzo di carta e in attesa delle news della Bbc torna a godersi in santa pace “Tutti pazzi per amore”.

Coraggio e responsabilità

“Mut und Verantwortung”. Con comprensibile soddisfazione, l’Spd saluta come un successo la conclusione del negoziato che ha portato, in una conferenza stampa comune tenuta da Angela Merkel, Frank-Walter Steinmeier e del leader della Csu Seehofer, all’annuncio del Konjungtrurpaket II, e sottolinea come esso accolga gran parte delle proposte avanzate dal partito. Naturalmente, il pacchetto di 50 miliardi di euro è frutto di un compromesso e prevede, insieme a 36 miliardi di investimenti pubblici (destinati al risanamento degli edifici scolastici, al miglioramento delle strade ed allo sviluppo della banda larga), a 9 miliardi per la riduzione dei contributi sanitari, a 2.500 euro per la rottamazione delle auto (costo 1,5 miliardi), all’istituzione di un salario minimo per i lavoratori precari, alla creazione di un “Fondo Germania” fino a 100 miliardi di euro per assicurare il credito alle imprese in difficoltà, anche 9 miliardi di euro per una riduzione dal 15 al 14% dell’aliquota minima sui redditi ed un innalzamento della no tax area, come chiesto dalla Csu (mentre manca l’aumento dell’aliquota per i redditi più alti). Ma l’impronta dell’Spd in quello che Angela Merkel ha definito “il più grande intervento economico nella storia della Repubblica federale tedesca”, e che sintetizza la migliore tradizione dell’economia sociale di mercato e della socialdemocrazia, è evidente. E niente più degli acidi commenti degli “economisti” riportati dal Financial Times conferma che la grande coalizione di Berlino è il migliore governo d’Europa.

Qualcosa di sinistra

Sulla Sueddeutsche Zeitung Steinmeier annuncia la linea con cui l’Spd si presenterà al fondamentale vertice di maggioranza di domani dedicato a definire i contenuti di un secondo pacchetto anticrisi del governo di grande coalizione. Rispondendo al leader Csu Seehofer, che sulla Faz di oggi aveva polemizzato con Steinbruck, chiesto una riduzione delle tasse e minacciato la Merkel di una rottura del patto tra Csu e Cdu, Steinmeier ha proposto la creazione di un “Fondo Germania” alimentato da un aumento del deficit e da un’incremento temporaneo del 2,5% dell’aliquota sui redditi superiori ai 150.000 euro. Al centro della manovra, stimata in 40 miliardi di euro, un programma straordinario di modernizzazione delle infrastrutture, delle reti di energia e delle scuole, la riduzione dei contributi sanitari e aiuti all’industria dell’auto. Vedremo domani come si concluderà il negoziato e quale sarà il compromesso raggiunto. Intanto, l’intervista di Steinmaier costituisce per noi una doppia buona notizia: in primo luogo perché un ormai verosimile aumento della spesa pubblica tedesca è destinato a dare sia direttamente che indirettamente maggiore respiro all’Italia; in secondo luogo perché prende corpo una linea anticrisi alternativa a quella di una riduzione fiscale volta a incentivare i consumi, più coerente con i caratteri della crisi e con l’obiettivo di rilanciare lo sviluppo e il modello sociale europeo. Una linea che anche in Italia – mutatis mutandis – diventa ancora più urgente e necessaria.