Roberto Gualtieri

Archivio mensile: novembre 2010

“L’Europa oltre la crisi”, la mia relazione

Ho voluto intitolare questo incontro l’Europa oltre la crisi perché sono convinto che per comprendere e affrontare la drammatica crisi politica, economica e sociale che colpisce il nostro paese occorre collocarla compiutamente nella dimensione europea. In altre parole, non si capisce ciò che sta succedendo in Italia e non si individua una via di uscita alla drammatica spirale di degrado e di declino che rischia di travolgerci se non si parte da un assunto di fondo: il destino dell’Italia e quello dell’Europa sono inscindibilmente collegati.
Non c’è dubbio che le vicende italiane abbiano una loro specificità, sintetizzata dalla tragicommedia del berlusconismo e del suo tramonto. Nessuna delle altre grandi democrazie europee ha conosciuto un fenomeno politico così regressivo. Berlusconi è un’anomalia nel panorama politico del nostro continente, e gli europei – io e i miei colleghi lo abbiamo capito come abbiamo messo piede a Bruxelles – lo percepiscono, giustamente, come tale. E tuttavia, la crisi italiana è parte di uno scenario più ampio, è parte della crisi dell’Europa. E vale per essa quello che valse in occasione degli altri grandi passaggi politici degli ultimi anni.

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L’Europa Oltre La Crisi

“Affrontare la crisi politica, economica e sociale del Paese collocandola in una dimensione europea” perché “il destino dell’Italia e quello dell’Europa sono inscindibilmente collegati”.

Lo scrivo su Il Riformista, toccando i temi al centro dell’incontro ‘L’Europa oltre la crisi’ che si è tenuto a Roma e al quale hanno partecipato, tra gli altri, Martin Schulz e Massimo D’Alema.

“Il centrosinistra riuscì a sconfiggere Berlusconi mettendo al centro il rapporto tra l’Italia e l’Europa. Oggi questo nesso si ripropone, con l’Ue scossa da una crisi che rischia di metterne in discussione la sopravvivenza. Esaminando il nuovo meccanismo di governance dell’Ue emerge da un lato il rafforzamento dei vincoli europei, dall’altro l’affermarsi di una linea di puro rigore che può mettere a rischio la tenuta sia dell’Europa che dell’Italia”.

“In questo scenario, la dimensione europea non può che essere centrale per il Pd e deve caratterizzare la sua stessa strategia di alleanze. Occorre mettere in campo un nuovo centro-sinistra per l’Europa. Un’alleanza con le forze moderate più responsabili che abbia il compito di assicurare un governo credibile al Paese e che ponga al centro il nesso strettissimo che lega tra loro l’Italia, l’Europa ed il loro destino. Un ritorno del centro-sinistra al governo dell’Italia, che si potrà avere solo con una nuova larga coalizione imperniata sul rapporto tra Pd e forze di centro, potrebbe inoltre contribuire a modificare in senso progressista ed europeista gli equilibri del Consiglio, anche in vista delle elezioni francesi del prossimo anno. Ciò potrebbe rendere ancora una volta l’Italia protagonista delle scelte cruciali che si stanno compiendo per il futuro dell’Unione, dalle quali dipende in buona misura il suo rilancio”.

“Non è un compito semplice, ma solo chi avrà ben chiara la bussola europea potrà svolgere un ruolo non subalterno nella crisi che si è aperta. Nessuno più del Pd, che è nato per questo, ha l’onere (e le carte in regola) per coniugare e rilanciare assieme l’unità dell’Italia e quella dell’Europa”.

Per la versione integrale dell’articolo de Il Riformista, clicca qui.

l’UE e i Diritti dei Minori

La drammatica vicenda di Marinella Colombo, che oggi giunge nelle aule di giustizia all’indomani della sentenza della Corte di Cassazione italiana sul rimpatrio dei due figli minori in Germania, solleva in modo drammatico un vuoto lasciato dal Trattato di Lisbona in materia di ravvicinamento e armonizzazione del diritto di famiglia.

Ad oggi,infatti, una materia tanto delicata per la vita delle persone resta sottoposta all’unanimità in seno al Consiglio dei ministri, e non si è ancora giunti a definire un quadro uniforme per il riconoscimento delle sentenze che permetta ai minori e ai genitori un’eguale tutela ovunque nella Ue.

La specifica vicenda rischia infatti di concretarsi in una violazione dei diritti fondamentali, consumata nell’esasperato scontro tra normative nazionali e pronunce complesse, alla ricerca della conferma di una supremazia del diritto nazionale su quello comunitario.

Occorre che i governi mostrino maggiore coraggio in questa materia, poiché l’assenza di un approccio europeo si ripercuote negativamente sui diritti dei cittadini, a partire dai minori. Norme comuni in materia di diritto di famiglia sono essenziali per permettere agli organi giudiziari dei singoli Stati di collaborare per garantire il pieno diritto alla difesa del cittadino europeo davanti a tutte le Corti, superando esitazioni che impediscono, di fatto, di raggiungere l’obiettivo comune della garanzia dei diritti dell’Infanzia.

E’ inoltre necessario potenziare il ruolo del Mediatore per i diritti dei minori del PE per farne un organo indipendente, con mezzi e risorse atte a garantire davvero, nell’ambito dello spazio europeo, l’applicazione di regole comuni a tutti i figli di genitori di coppie di diversa nazionalità, nel rispetto sia del diritto alla libera circolazione che alla bi-genitorialità.

Il governo italiano non crede nel progetto di difesa europeo

Crediamo nel sistema di difesa europeo, ma il governo Berlusconi fa il contrario di quello che dice. Il 20 Gennaio 2010 il Ministro della Difesa Ignazio La Russa ha convocato le Commissioni Difesa di Camera e Senato per illustrare le linee guida di riforma del modello di difesa italiano. In apertura di discussione il Ministro ha liquidato il progetto di difesa europeo come un progetto irrealizzabile, dichiarando che nei prossimi 10 anni tutti i paesi membri dovranno fare per conto proprio.

Va aggiunto inoltre che il Governo Berlusconi ha effettuato tagli cosiddetti ‘lineari’ del 10-12% al sistema di difesa italiano mettendo in seria difficoltà il nostro modello di difesa che rischia di non poter fronteggiare neanche gli impegni nazionali assunti. Nel documento presentato alle Camere la settimana scorsa La Russa ha dichiarato che per l’anno prossimo sarà difficile reclutare i volontari.

Quanto ai presunti gol del governo in Europa, è sufficiente ricordare la recente disfatta subita sulle nomine per i vertici del Servizio Europeo di Azione Esterna. Dopo il risultato modesto della mancata nomina dei capi delegazione è arrivato il vero e proprio schiaffo con l’Italia che non è riuscita a piazzare il Vice segretario generale, ruolo che è stato affidato ad un polacco. Questo risultato è dovuto unicamente alla totale assenza e alla totale inettitudine del governo italiano. La verità è che in Europa il governo Berlusconi sta incassando gol e non li sta facendo. 

Al via il Servizio Europeo di Azione Esterna

Il 20 ottobre, con l’adozione da parte dell’aula di Strasburgo del “pacchetto SEAE” (Regolamento del Personale, Regolamento Finanziario e Bilancio 2010), è giunto finalmente a compimento il lungo percorso di attuazione di una delle principali innovazioni del Trattato di Lisbona: l’istituzione del Servizio Europeo per l’Azione Esterna. Il SEAE avrà delegazioni in tutto il mondo e riunirà al suo interno le diverse strutture che finora hanno gestito l’azione esterna dell’UE nella Commissione e nel Consiglio, comprese quelle di gestione delle crisi nell’ambito della Politica di Sicurezza e Difesa comune e quelle che si occupano della programmazione strategica degli strumenti finanziari di cooperazione allo sviluppo, con l’obiettivo di sostenere l’azione dell’Alto Rappresentante/Vicepresidente e di rafforzare la coerenza tra i diversi aspetti e strumenti della politica estera europea.

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