Roberto Gualtieri

Archivio mensile: luglio 2011

I NODI IRRISOLTI DELLA GOVERNANCE ECONOMICA DELL’UE

La tempesta speculativa che si è abbattuta sull’Italia ha fatto giustamente mettere in evidenza l’incongruenza e l’inadeguatezza della politica economica del governo, e tuttavia sarebbe semplicistico e riduttivo attribuire l’improvviso aumento degli spread sui tioli di stato e l’andamento negativo della borsa unicamente (e persino principalmente) alla surreale vicenda della manovra.

Per leggere l’articolo integrale di Roberto Gualtieri pubblicato su Tamtàm Democratico il 28 luglio 2011, clicca qui.

COME IN EUROPA. O DOPPIO TURNO O PROPORZIONALE.

La singolare “disfida dei referendum” che ha animato questo afoso luglio romano merita qualche considerazione. In particolare, stupisce che il Mattarellum continui ad essere considerato da qualcuno un sistema accettabile per il nostro partito, quando il suo principale effetto sarebbe quello di impedire al Pd di presentarsi agli elettori con il proprio simbolo nei collegi uninominali. Il particolare mix di uninominale maggioritario a turno unico e proporzionale di lista che lo contraddistingue, costringe infatti i partiti ad allearsi sotto un simbolo comune nei collegi (dove si assegna il 75% dei seggi), cosa che non avviene invece nè con il sistema inglese (100% uninominale maggioritario) nè con quello tedesco (50% maggioritario e 50% proporzionale).

Per il testo integrale dell’articolo pubblicato su “l’Unità”, clicca qui.

QUESTA MANOVRA NON L’IMPONE L’EUROPA

L’intervento di Enrico Morando sul Riformista di venerdì ha il pregio della chiarezza ma non quello della precisione. Secondo Morando, il Pd dovrebbe pretendere “l’immediata presentazione di una manovra correttiva per almeno 40 miliardi al 2014, considerando essenziale per il futuro del paese il conseguimento del pareggio strutturale a metà di questo decennio”. A dimostrazione del fatto che questo obiettivo sarebbe richiesto dall’Unione europea, Morando cita l’opinione del Consiglio sul programma di stabilità dell’Italia 2011-2014 approvata il 20 giugno sulla base delle raccomandazioni della Commissione, che invita a “sostenere gli obiettivi per il periodo 2013-2014 (cioè il pareggio di bilancio, nda) con misure concrete entro l’ottobre 2011”. Morando omette tuttavia di dire che quegli obiettivi non ci sono stati indicati dall’Ue, ma costituiscono la proposta del governo italiano, della quale il Consiglio prende atto, non senza avere osservato che “lo sforzo fiscale medio annuale pianificato (dal governo italiano, nda) nel periodo 2010-2012 è superiore allo 0,5% del Pil raccomandato dal Consiglio, e il ritmo di aggiustamento indicato dopo il 2012 è molto al di sopra delle indicazioni contenute nel Patto di stabilità di crescita”. Morando riprende poi dal programma di stabilità italiano un erroneo riferimento al patto europlus come presunta base dell’obiettivo del pareggio del bilancio, quando invece quell’accordo intergovernativo (servito essenzialmente a persuadere l’opinione pubblica tedesca a sostenere il Fondo salva-stati, e che non prevede sanzioni né meccanismi di enforcement) non contiene nuovi parametri di politica fiscale. Insomma: non è l’Europa a chiedere all’Italia di raggiungere il pareggio di bilancio in tre anni, ma è l’Italia ad aver presentato all’Europa un obiettivo più ambizioso di quello definito a livello di Ue.

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