Roberto Gualtieri

Archivio mensile: ottobre 2011

LA SFIDA DEMOCRATICA DELL’UNIONE EUROPEA

Il momento delicatissimo attraversato dall’Europa impone una riflessione di fondo sul nesso tra stato nazionale e integrazione europea, sul modo in cui esso è stato declinato nel corso del tempo e sulle sue prospettive di fronte a una crisi epocale come quella che sta scuotendo l’economia europea e mondiale nel quadro di una più generale trasformazione in senso multipolare del sistema internazionale. Ad essere messo prepotentemente in discussione sotto i colpi della crisi non è solo l’avvenire dell’euro ma l’intero equilibrio, che per oltre un decennio era sembrato illusoriamente possibile garantire, tra un’unificazione limitata alla moneta e allo sviluppo del mercato comune da un lato e, dall’altro, la sopravvivenza degli elementi di fondo del compromesso sociale (la cosiddetta “economia sociale di mercato”) e del patto di cittadinanza sulla cui base si è edificata la democrazia postbellica.

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BENE ROAD MAP, MA SERVE SVOLTA POLITICA IN EUROPA

Con la “Roadmap per la stabilità e la crescita” annunciata da Barroso al Parlamento Europeo, la Commissione ha finalmente riconosciuto la necessità di realizzare una più stretta integrazione economica dell’eurozona e di farlo attraverso il metodo comunitario.

Nel piano di Barroso ci sono molti elementi importanti sui quali il Parlamento europeo e in particolare il nostro Gruppo insistono da tempo, come la tassa sulle transazioni finanziarie, gli eurobond per il debito e la costruzione di una vera unione fiscale dell’eurozona attraverso le procedure già previste dal Trattato di Lisbona come l’articolo 136. Occorre però riconoscere chiaramente che la linea dell’austerità realizzata da questo centrodestra europeo non funziona, e che a fianco del rafforzamento del controllo delle politiche fiscali occorre una svolta politica e il lancio di un grande piano europeo per gli investimenti e l’occupazione.

Per quanto riguarda le banche, bene il rafforzamento dell’Efsf e il suo utilizzo per la ricapitalizzazione degli istituti, ma è necessario comunitarizzare il suo meccanismo facendone una vera agenzia europea per il debito, e chiarire che quando il capitale pubblico entra nelle banche questo deve riflettersi anche nella governance degli istituti.