Roberto Gualtieri

Archivio mensile: novembre 2011

UN GOVERNO PER L’EUROPA

La formazione del governo Monti rappresenta una straordinaria opportunità per rilanciare il ruolo e il profilo europeo dell’Italia. La sua costituzione avviene in un contesto segnato dal nesso strettissimo tra crisi italiana e crisi europea, e la sfida centrale che avrà di fronte sarà quella di cambiare il segno di tale nesso. Non solo rassicurando i mercati e garantendo il risanamento dei conti, ma perseguendo un duplice obiettivo: contribuire a costruire un vero governo economico dell’Ue e indirizzare la transizione italiana verso una moderna democrazia dell’alternanza fondata su partiti di tipo europeo, che archivi la stagione del bipolarismo di coalizione, della personalizzazione della politica e della demonizzazione reciproca.

La figura di Monti e il processo politico che lo ha portato a Palazzo Chigi consentono di affrontare questi nodi in una prospettiva nuova. Per quanto riguarda il primo aspetto, basti ricordare il suo recente “Rapporto sulla nuova strategia per il mercato unico”, in cui si propone all’Europa di rafforzare il legame tra mercato interno e diritti sociali, si delinea un percorso credibile per l’emissione degli Eurobond, si suggeriscono misure di coordinamento fiscale, si sottolinea la necessità di una regolazione dei mercati finanziari tesa ad incentivare gli investimenti produttivi a medio-lungo termine a scapito degli impieghi speculativi a breve. Sono posizioni esemplari non solo per il merito, ma perché indicano una inequivoca opzione per il metodo comunitario come l’unica strada per rendere efficace e democratico il governo dell’economia europea. Che tale linea sarà ora rappresentata in sede di Consiglio europeo da un paese importante come l’Italia è un fatto di grande importanza, visto che nei prossimi mesi su questi temi si giocherà una partita cruciale. Il rischio concreto, infatti, che l’assenza di un governo italiano autorevole ha finora accentuato, è quello che di fronte alle difficoltà della riforma dei Trattati richiesta dalla Merkel si imbocchi una direzione esclusivamente “intergovernativa”, magari regolata da un trattato ad hoc a 17 tra i membri dell’Eurozona, che oltre a lacerare irrimediabilmente l’Ue sarebbe squilibrata nella sua sostanza democratica ed incapace di affiancare alle esigenze di rigore efficaci misure di sviluppo. Il governo Monti rafforzerà in modo significativo il campo di coloro che puntano a valorizzare fino in fondo il metodo comunitario e le potenzialità ancora inespresse del Trattato di Lisbona per dare nuovi strumenti di governo all’eurozona imperniati sulle istituzioni comuni e capaci di compendiare stabilità e crescita, solidarietà e democrazia, creando al tempo stesso le condizioni per una riforma dei trattati adeguatamente ambiziosa e sufficientemente realistica.

Altrettanto cruciale è la sfida dell’europeizzazione dell’Italia. Non solo sul versante del sistema economico sociale, ma su quello del modello politico-istituzionale. La dinamica politica che ha portato alla formazione del governo Monti ci offre l’opportunità di superare in modo consensuale il sistema bipolare della seconda Repubblica, causa non secondaria della attuale debolezza politica dell’Italia, archiviandone i due elementi portanti: il leaderismo ed il sistema delle coalizioni “coatte”. Sono due elementi strettamente collegati tra loro, intimamente costitutivi della cultura politica della seconda repubblica e formalizzati in modo diverso sia nella legge Mattarella che nella Calderoli, entrambe basate su un maggioritario di coalizione che enfatizza il ruolo del candidato premier ed il potere negoziale delle formazioni minori: un cattivo surrogato del presidenzialismo che ha ostacolato la costruzione di veri partiti politici di tipo europeo ed ha accentuato la polarizzazione politica interna in forme incompatibili con il contesto istituzionale ed economico dell’Ue.

Il modo in cui il Pd ha saputo cogliere l’occasione, lungamente perseguita, di una inedita, positiva convergenza dei maggiori partiti intorno a Monti denota anche la piena consapevolezza della necessità di voltare pagina rispetto alle forme di un bipolarismo di coalizione sconosciuto negli altri paesi europei. E’ quindi auspicabile che questa occasione non venga sprecata, stabilendo gli adeguati collegamenti tra il governo e la maggioranza che lo sostiene e compiendo, da parte di tutti gli attori in campo, gli sforzi per avviare finalmente un serio processo riformatore che, a partire dalla legge elettorale, metta da parte quei veti e tabù verso la fisiologia del parlamentarismo che in questi anni hanno bloccato ogni tentativo di riforma e di europeizzazione del nostro sistema politico-istituzionale.

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