Roberto Gualtieri

Archivio mensile: febbraio 2012

l’unita’ dei progressisti, ecco l’Europa politica

 

Il ciclo di iniziative pubbliche promosse dalla Fondazione di studi progressisti europei (Feps) nelle principali capitali dell’Ue, che avrà il suo primo appuntamento in Francia il 16 e 17 marzo, dove i maggiori leader delle forze socialiste e democratiche continentali sottoscriveranno la “Dichiarazione di Parigi”, costituisce un fatto politico di grande importanza. Esso segnala come sia in atto un mutamento profondo e del tutto inedito nelle dinamiche politiche dell’Ue e nel rapporto tra la loro dimensione nazionale e quella europea. Ad essere particolarmente significativa non è infatti tanto la presenza sullo stesso palco – pure in sé assai rilevante – di Hollande, Bersani, Gabriel, Di Rupo, Schulz, D’Alema, Swoboda, Aubry, Stanishev. Ciò che rappresenta la maggiore novità è che l’evento organizzato dalla Feps costituirà uno dei momenti centrali della campagna presidenziale francese. Non quindi un omaggio di rito alla retorica dell’integrazione né una semplice iniziativa tematica, ma uno degli appuntamenti qualificanti nella definizione del profilo generale e della credibilità complessiva della proposta politica di Hollande.

Se si considerano gli sviluppi tumultuosi ancorché contraddittori che il processo di integrazione ha conosciuto dopo l’esplosione della crisi dei debiti sovrani, tutto ciò non dovrebbe stupire. La crisi ha scosso le fondamenta della costruzione europea ma al tempo stesso ha enfatizzato la natura comune delle sfide e la necessità di definire soluzioni a livello dell’Unione. Sia pure sulla base di un impianto politico-economico pericolosamente inadeguato, perché incentrato sulla linea dell’austerità e sul primato del metodo intergovernativo, il processo di integrazione ha compiuto dei balzi in avanti che solo pochi anni fa sarebbero stati inconcepibili, con la costituzione dei “fondi salva-stati” ed una profonda revisione del patto di stabilità che ha limitato in misura sostanziale la sovranità degli stati membri sulle politiche di bilancio. La conseguenza è che l’Europa è entrata prepotentemente nelle politiche nazionali (così come le questioni interne ai principali paesi hanno condizionato notevolmente la politica europea). Angela Merkel partecipa attivamente – ed è anch’essa una novità assoluta – alla campagna elettorale di Nicolas Sarkozy, ed era quindi logico che anche il candidato socialista mettesse l’Europa al centro del suo messaggio.

Ciò che è di enorme importanza è che, come testimonia l’evento del 16 e 17 marzo e come emergerà dalla “Dichiarazione di Parigi”, Hollande ha scelto di non limitarsi a criticare l’Europa conservatrice di “Merkozy”, magari solleticando l’orgoglio nazionale dei francesi contro l’Ue e i suoi vincoli. Al contrario, si è impegnato nella definizione di una piattaforma comune dei progressisti dall’impianto fortemente europeistico. Una piattaforma snella ma concreta e innovativa, che coniuga la necessità di garantire la responsabilità delle politiche di bilancio con la definizione a livello dell’Unione di strumenti e politiche per la crescita e per la gestione comune della crisi dei debiti sovrani, e che si caratterizza per la decisa opzione a favore del metodo comunitario e per l’impegno al rafforzamento della democrazia europea.

Il ciclo di eventi promossi dalla Feps e la “Dichiarazione di Parigi” sono particolarmente importanti anche per il Pd. Dopo la positiva esperienza del gruppo dei Socialisti e Democratici al Parlamento europeo, che ha contribuito non poco a de-ideologizzare il tema della collocazione internazionale, esse vedono il Partito democratico impegnato in prima fila nel processo di concreta costruzione di una grande alleanza progressista dei socialisti e dei democratici sul terreno di un inequivoco e ambizioso europeismo. D’altronde, forse non è casuale che un’iniziativa di questo tipo sia partita proprio da un soggetto come la Feps, che si definisce progressista nel nome e che è presieduta da un esponente del Partito democratico, piuttosto che dal Pse (che pure è coinvolto e parteciperà con il suo Presidente). E’ segno che la peculiare identità del Pd e il costitutivo pluralismo dei filoni politico-culturali che, in ragione delle particolarità della storia d’Italia, ne compongono il Dna, rappresentano un valore aggiunto e un lievito prezioso nella fondazione di quel nuovo “europeismo progressista” la cui affermazione costituisce ormai una necessità storica e una condizione per la salvezza dell’Europa.

Roberto Gualtieri, da l’Unità del 25 febbraio 2012.