Roberto Gualtieri

Archivio mensile: giugno 2012

LA ROAD MAP DEL PARLAMENTO EUROPEO PER BATTERE LA CRISI

Il Parlamento europeo si presenta all’appuntamento decisivo del

Consiglio europeo con proposte precise e non con semplici appelli. Una

rinnovata strategia per la crescita, la solidarietà e la stabilità

dell’eurozona che sia all’altezza della crisi in atto e che consenta

di salvare la costruzione europea impone di intervenire in modo

incisivo in tre ambiti: la gestione dei debiti sovrani, il nesso

sviluppo-disciplina di bilancio e la regolamentazione dei mercati

finanziari (e delle banche). Il tutto, nel quadro di un rilancio del

metodo comunitario e delle istituzioni dell’Unione volto a rafforzare

la dimensione democratica del nascente “governo economico europeo”,

che se affidato solo alla dimensione intergovernativa e alla supplenza

della Bce porrebbe crescenti questioni di legittimità e di effettiva

eguaglianza dei diritti tra i cittadini dell’Unione.

Su ciascuno di questi piani nelle ultime settimane il Parlamento

europeo ha preso importanti iniziative il cui rilievo non è dato solo

dal merito delle proposte avanzate, ma soprattutto dal loro carattere

legislativo. Non risoluzioni e ordini del giorno insomma, ma

emendamenti a proposte di regolamenti della Commissione che, se

confermati dal Consiglio, avrebbero immediata e diretta efficacia

normativa.

La proposta più rilevante è l’inserimento in uno dei due regolamenti

che costituiscono il cosiddetto “two pack” sulle procedure rafforzati

di sorveglianza e controllo dei bilanci nazionali da parte della

Commissione, di un nuovo capitolo che contiene l’istituzione di un

“Fondo di redenzione del debito”. Si tratta di una rielaborazione di

uno dei modelli di eurobond prospettato mesi fa dal Consiglio degli

esperti economici tedeschi, e che i negoziatori del Parlamento europeo

avevano già proposto di inserire nel “fiscal compact”. Nel Fondo di

redenzione confluirebbero i debiti pubblici superiori al 60%, che

verrebbero rifinanziati con obbligazioni del fondo garantite

collettivamente, e che quindi avrebbero uno spread molto inferiore di

quello dei titoli dei paesi sotto attacco, alleggerendo

significativamente il peso della spesa per interessi sui rispettivi

bilanci nazionali.

Nello stesso regolamento il Parlamento ha inserito l’istituzione di

una “growth facility” con risorse pari all’1% del Pil dell’Unione,

mentre l’opportunità della definizione di regole nuove per la

sorveglianza e controllo delle politiche di bilancio ha consentito di

rafforzare alcuni elementi di flessibilità presenti nel patto di

stabilità e di crescita, imponendo ad esempio alla Commissione di

valutare maggiormente l’impatto degli squilibri macroeconomici tra i

paesi dell’unione sulla situazione di bilancio dei singoli paesi. Per

una manciata di voti non è stato possibile rafforzare questa parte del

regolamento con l’introduzione di una vera e propria “golden rule”,

che avrebbe esplicitamente consentito alla Commissione di scorporare

quella parte di investimenti pubblici collegati alla strategia dell’Ue

per la crescita e l’occupazione. La fortissima pressione politica

esercitata dalla CDU tedesca sui deputati del PPE di alcuni paesi

beneficiari di aiuti ha impedito l’approvazione dell’emendamento ma

ormai, anche per lo stretto margine del voto, il tema è sul tavolo e

il gruppo SD lo riprenderà con forza nei prossimi mesi. Sempre sul

fronte della crescita e degli investimenti il Parlamento è unito nel

duro e decisivo scontro con il Consiglio sul prossimo quadro

finanziario multi annuale (2014-2020): un vero banco di prova per la

effettiva volontà di rilanciare il progetto europeo e che ad oggi vede

il fronte degli stati membri, Germania in testa, arroccato sulla

richiesta di una inaccettabile e insostenibile riduzione del bilancio

dell’Unione.

Infine, il Parlamento europeo ha concesso il proprio parere positivo

alla proposta legislativa che istituisce una tassa sulle transazioni

finanziarie, che avrebbe una funzione decisiva non solo sul fronte

delle risorse proprie dell’Unione ma anche su quella di un

riorientamento dei mercati dalla speculazione allo sviluppo.

Approvando in più un emendamento che da il via libera ad una procedura

di “cooperazione rafforzata” (limitata cioè all’eurozona o a un minimo

di nove paesi) nel caso in cui permanesse il veto del Regno Unito

all’introduzione della tassa.

Senza dimenticare le prospettive dell’unione politica, con un proprio

rapporto di iniziativa sul futuro delle istituzioni europee che ha

appena preso le mosse, il Parlamento europeo mette dunque sul tavolo

dei capi di stato e di governo un pacchetto di provvedimenti e di

proposte ambizioso e al tempo stesso realistico. Gli attuali rapporti

di forza nel Consiglio europeo e il recente episodio relativo a

Schengen inducono a scarso ottimismo sulla

recettività dei governi e sulla portata delle decisioni che verranno

prese il 28 e 29 giugno. Ma finito il vertice, gli emendamenti

approvati dal Parlmento rimarranno in campo nel complicato percorso

della procedura legislativa dell’Unione. Ed e probabile che gli

sviluppi della crisi li riporteranno presto al centro della

discussione.

 

 

Roberto Gualtieri, da L’Unità del 17 giugno 2012.