Roberto Gualtieri

Archivio mensile: settembre 2012

Spread, spetta agli Stati membri e alla Ue muoversi

Se le parole di Mario Draghi sulla determinazione della BCE a salvare l’euro ad ogni costo hanno evitato un precipitare della crisi nella pausa estiva, e’ ormai evidente a tutti che nei prossimi mesi l’Unione europea dovrà sciogliere ogni ambiguità sulla sua effettiva volontà di dare sostanza alle formule “governo economico dell’eurozona” e “unione politica”. Proprio le drammatiche vicende di queste settimane hanno infatti dimostrato che il modello di governance “rafforzata” dell’euro costruito a partire dal maggio del 2010 in risposta all’esplosione della crisi dei debiti sovrani e’ inadeguato, e che solo l’impegno della Banca centrale europea (che a differenza del fondo salva-stati e’ un’istituzione dell’Unione e non dei governi) ad agire spingendosi oltre i confini tracciati dal governo tedesco ha impedito che la febbre dello spread raggiungesse livelli insostenibili (senza per questo riuscire a eliminarla). Ma poiché la supplenza della BCE non può durare all’infinito, spetta ora agli stati membri e alle istituzioni dell’Ue muoversi.

Come e’ noto, il Presidente van Rompuy e’ stato incaricato di presentare al Consiglio europeo di dicembre un documento con proposte concrete e una definita road map per la realizzazione di una “genuina” Unione economica e monetaria. Il Parlamento europeo non sarà spettatore, e contribuirà al processo con due rapporti di iniziativa (di cui sono in entrambi i casi co-relatore): il primo, affidato in “condominio” alla Commissione Affari Economici e Monetari e a quella Affari Costituzionali, verra’ elaborato prima del varo del documento van Rompuy; il secondo, assegnato alla sola Commissione Affari Costituzionali, concluderà il suo iter dopo il Consiglio europeo di dicembre.

La linea che perseguiremo sarà di superare il modello di governance, fondato sullo scambio tra irrigidimento del patto di stabilita’ (six pack e fiscal compact) e fondo salva-stati (Efsf/Esm), che e’ stato finora alla base della risposta europea alla crisi dei debiti sovrani. Tale modello attribuisce infatti all’Unione e alle sue istituzioni comuni la funzione di semplici “guardiani” del rispetto delle regole di disciplina di bilancio, mentre conserva al livello degli stati membri la gestione dei meccanismi di stabilita’ (l’Efsf e l’Esm sono infatti organismi intergovernativi) e in generale la titolarità della politica economica, nel quadro dell’attribuzione al bilancio dell’Ue di risorse molto limitate (l’1% del Pil). Si tratta di un modello incompatibile con le esigenze di un vero governo economico comune, e funzionale al perseguimento di una linea di politica economica, incentrata sull’austerità, rivelatasi iniqua e inefficace. Inoltre, l’impianto intergovernativo su cui esso si fonda impedisce di attribuire alla governance dell’eurozona una legittimazione democratica, che per essere tale non puo’ che fare perno sulle istituzioni comuni, a partire dal Parlamento europeo.

Le proposte che avanzeremo punteranno a rafforzare le competenze dell’Unione in materia di politica economica, a riportare i meccanismi di stabilita’ nel quadro giuridico dell’Ue come condizione per una loro maggiore efficacia e per la progessiva messa in comune dei debiti pubblici, ad alimentare (e incrementare) il bilancio dell’Ue con risorse proprie provenienti da imposte comuni (tassa sulle transazioni finanziarie, carbon tax, tassa sull’e-commerce), a definire procedure democratiche di governance fondate sul pieno coinvolgimento del Parlamento europeo. Tutto questo attraverso un duplice binario istituzionale: l’utilizzazione degli strumenti di flessibilità previsti dal Trattato di Lisbona per avviare da subito le necessarie riforme, e la predisposizione di una riforma dei Trattati da affidare a una Convenzione che sancisca la nuova Unione economica e monetaria fondata sulla stabilita’, la solidarieta’, la crescita e la democrazia. E realizzi un ulteriore passo avanti nella “transizione federale” verso una compiuta Europa politica.

per visualizzare la versione integrale dell’articolo tratto dalle pagine 6 e 7 di “Noi e l’Europa”, il dossier de l`Unita` per le Feste del PD e la Festa nazionale di Reggio Emilia, clicca qui.