Roberto Gualtieri

Archivio Tag: Cerami

Johnny Stecchino e la fisica quantistica

Giancarlo Schirru mi segnala questa strepitosa dichiarazione del ministro ombra della cultura <sic> del Pd Vincenzo Cerami, perfettamente rappresentativa della (sotto)cultura di stampo economicistico e antiscientifico che ha da tempo colonizzato la sinistra <sic> italiana e che in questi anni ha teorizzato e promosso il processo di liceizzazione dell’Università.

“Basta con la demagogia. Non è vero che questo governo fa la lotta ai baroni”, dichiara Vincenzo Cerami, ministro ombra dei Beni culturali, che incalza: “La ministra Gelmini, piuttosto che premiare i docenti che pubblicano in fantasmatiche case editrici il risultato delle loro ricerche, dovrebbe dare consistente valore alla didattica, che ad oggi non costituisce alcun punteggio nell’ambito della carriera universitaria”. E aggiunge: “Gli studenti pagano l’onerosa retta per essere istruiti e non per il curriculum di presunta scientificità dei professori. Ella deve sapere che nel quasi cento per cento dei casi si tratta di pubblicazioni inutili, pretestuose e improvvisate a mero scopo carrieristico. Temiamo che questo governo voglia dare l’impressione di cambiare molto senza, in realtà, cambiare niente”.

In effetti, perché perdere tempo a scrivere saggi noiosi di fisica quantistica o filologia romanza su riviste che non legge nessuno, quando gli studenti potrebbero applicarsi con profitto alla sceneggiatura di Johnny Stecchino?

Cultura ombra

Non pago della sua brillante performance nel già leggendario dibattito con Bondi (invito a guardare per credere, soprattutto i minuti 56-62), il ministro ombra della cultura del Pd Vincenzo Cerami ha imbracciato la penna e a scritto sull’Unità quel che pensa di Gramsci. I passaggi concettualmente più densi dell’impegnativo articolo, con il quale per la prima volta un esponente di primo piano del Pd è entrato in un dibattito che ha visto protagonisti finora esponenti del Pdl (cfr. tra gli altri gli interventi di Bondi e di Zecchi), sono i seguenti: “Gramsci è per noi un caposaldo, un punto di partenza etico fondamentale per una concezione alta della lotta politica[…] ed è la sua lezione che mi ha fatto dire l’altra sera che bisogna guardare il presente per capirlo e per meglio agire politicamente e culturalmente […]. Si impone in questi giorni [sic] un’analisi nuova della nostra società, che ha ben pochi agganci con il passato”, perché rispetto al periodo fascista si è compiuta “l’omologazione pasoliniana”. Qual è questa analisi nuova? “Giorno dopo giorno emerge la nuova classe degli ‘impoveriti’, una classe che i linguisti chiamerebbero ‘sincretica’” [sic], a cui noi dobbiamo offrire “la sicurezza reale”. E Gramsci? “Gramsci, con i suoi scritti e con il suo esempio, esorta gli uomini a non rassegnarsi mai, a non accettare supinamente lo stato delle cose[…], ci dice di studiare, di organizzarci, di agire per ‘cambiare il mondo’. Parole quantomai sacrosante in questo periodo di depressione sociale. Non dimentichiamo, certamente, i nostri padri, ma neanche i nostri figli”.

Non ci permettiamo di giudicare questo scritto di Cerami (anche perché si giudica da sé). Ci limitiamo a consigliare amichevolmente al suo autore di dare corso a quanto ha affermato nel dibattito con Bondi, che a questo punto appare quantomai saggio e opportuno: si conceda una (possibilmente lunga) pausa da Gramsci, riponga nel cassetto i suoi scritti e torni a occuparsi d’altro. Lui gliene sarebbe sicuramente grato. E noi pure.