Roberto Gualtieri

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La discussione politica nel Pd 2

Incurante del noto invito che Palmiro Togliatti rivolgeva ai nuovi membri della direzione del suo partito di non osare neanche prendere la parola in un organismo così autorevole se non avevano un intervento scritto, sono intervenuto alla prima riunione della direzione del Pd sulla base di una semplice scaletta, stimolato dalla singolare affermazione di Marina Sereni secondo cui sarebbe un errore per il Pd dotarsi di una propria proposta in tema di legge elettorale (oltre che dai rischi di un regolamento che imponeva le primarie di partito per tutte le cariche istituzionali sottovalutando pericolosamente il problema di eventuali alleanze), e dalla volontà di contribuire alla manifestazione del 25 ottobre suggerendo di non limitarsi a raccogliere firme ad una petizione “generalista”, ma di attivarsi da subito e in modo differenziatio con i singoli mondi e settori della società brutalmente colpiti dal Blitzkrieg tremontiano (basti pensare all’Università in subbuglio e del tutto negletta da un ministro ombra che finora non ha dato segni di vita). E puntualmente, come spesso avviene quando si parla a braccio, ho sforato i tempi e sono stato ripetutamente richiamato dal segretario a concludere l’intervento. Quando Veltroni nelle conclusioni ha iniziato a parlare di coloro che intervengono leggendo un testo scritto pensavo dunque che stesse per partire un elogio a quanti, come Gianni Cuperlo, avevano fatto la fatica di scrivere il loro pensiero ed avevano potuto così essere sintetici e completi, ed una nuova ramanzina a coloro, come me, non avevano avuto la stessa accortezza. Mi sbagliavo.