Roberto Gualtieri

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Lula, Petrini e la crisi alimentare

Alla Conferenza Fao di Roma il Presidente brasiliano Lula nel suo intervento accusa la speculazione internazionale, l’aumento del prezzo del petrolio e la chiusura commerciale dei paesi ricchi e difende energicamente e convincentemente la produzione di biocarburante dalla canna da zucchero smontando la “leggenda nera” costruita ad arte da critici poco disinteressati. Anche se unilaterale, merita una riflessione anche l’intervista a Le Monde di Ndiogou Fall, presidente della rete delle organizzazioni contadine dell’Africa occidentale, che denunciando le politiche liberali sottolinea l’inefficacia per i paesi africani di un modello di produzione agricola “export led” a cui contrappone l’esigenza di una maggiore integrazione regionale (non troppo differente da ciò che a suo tempo fece l’Europa). Ovviamente sulla stampa italiana di tutto ciò non vi è traccia, e con poche eccezioni il dibattito è come al solito desolante. Esemplare in questo senso la solita articolessa su Repubblica di Carlo Petrini, che continua imperterrito a incolpare Ogm e biocarburanti (senza peraltro neanche fare differenza tra quelli prodotti con il mais e quelli a base di canna da zucchero), e a sostenere la tesi strampalata che la soluzione per la Food crisis è la diffusione dell’agricoltura biologica e la fine di quella industriale. Resta un enigma perché per secoli i fortunati consumatori che hanno sperimentato questa ricetta slow food si siano ostinati a morire intorno ai trent’anni.

Ingerenze vaticane e pluralismi etici

“I cittadini dei paesi terzi, come i cittadini comunitari, non dovrebbero essere privati della libertà personale o soggetti a pena detentiva a causa di un’infrazione amministrativa”, e sul progetto di direttiva del Parlamento europeo sul rimpatrio dei clandestini “mi ritrovo personalmente nell’opinione espressa dalla minoranza a Bruxelles” (arcivescovo Marchetto, Segretario del Consiglio vaticano per i migranti).

“Povertà e malnutrizione non sono una mera fatalità provocata da situazioni ambientali avverse. […] La crescente globalizzazione dei mercati non sempre favorisce la disponibilità di alimenti ed i sistemi produttivi sono spesso condizionati da limiti strutturali, nonché da politiche protezionistiche o da fenomeni speculativi che relegano intere popolazioni ai margini dei processi di sviluppo. Alla luce di tale situazione, occorre ribadire con forza che la fame e la malnutrizione sono inaccettabili in un mondo che, in realtà, dispone di livelli di produzione, di risorse e di conoscenze sufficienti per mettere fine a tali drammi ed alle loro conseguenze” (Benedetto XVI nel messaggio letto da Tarcisio Bertone alla Fao).

Meno male che per controbilanciare questi ennesimi intollerabili attacchi della Chiesa alla laicità disponiamo di altre superbe morali:

“Non sono contenta di come la Cina tratta i tibetani e di quello che ha fatto al Dalai Lama, che è un mio amico. Quando è avvenuto il terremoto, ho pensato: può essere dipeso dal karma, quando tu fai una cosa non buona a un’altra persona e poi ti capita qualcosa di male”(Sharon Stone al festival di Cannes).

Anni novanta

Sulla Stampa di oggi bella intervista a Stiglitz sui costi della guerra in Irak, che mette bene in evidenza lo stretto nesso tra la recessione in Usa e l’esigenza di finanziare a debito il conflitto contestualmente alla riduzione delle tasse. Il che da un lato ha costretto la Fed a sommergere l’economia di liquidità ponendo le premesse per la cosiddetta crisi dei mutui (in realtà delle banche), e dall’altro non ha avuto alcun effetto di stimolo per l’economia americana riducendo gli investimenti pubblici e la spesa per il welfare. Chi ritenesse esagerata la stima di Stiglizt (3000 miliardi di dollari), si vada a vedere i risultati del Joint Economic Committee del Congresso americano che ha dedicato una sessione apposita al tema fornendo una stima prudenziale di 2000 miliardi di dollari che smentisce clamorosamente quanti fin qui parlavano di un ordine di grandezza di qualche centinaio di miliardi. Sul tema si può leggere anche l’editoriale di Bob Herbert sul New York Times dell’altroieri, e soprattutto  l’eccellente articolo di Carlo Derrico su Left Wing del 2 gennaio. Chi poi venisse sopraffatto dall’angoscia per questi tempi nuovi e difficili, si può sempre consolare con un nostalgico ritorno ai ruggenti anni novanta: il film di Boldi e De Sica (Anni novanta) è agevolmente scaricabile su Emule. I più tecnologicamente arretrati possono accontentarsi della campagna elettorale italiana (cfr. a proposito il Modello Calearo raccontato da Cundari su Left Wing).