Roberto Gualtieri

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Coraggio e responsabilità

“Mut und Verantwortung”. Con comprensibile soddisfazione, l’Spd saluta come un successo la conclusione del negoziato che ha portato, in una conferenza stampa comune tenuta da Angela Merkel, Frank-Walter Steinmeier e del leader della Csu Seehofer, all’annuncio del Konjungtrurpaket II, e sottolinea come esso accolga gran parte delle proposte avanzate dal partito. Naturalmente, il pacchetto di 50 miliardi di euro è frutto di un compromesso e prevede, insieme a 36 miliardi di investimenti pubblici (destinati al risanamento degli edifici scolastici, al miglioramento delle strade ed allo sviluppo della banda larga), a 9 miliardi per la riduzione dei contributi sanitari, a 2.500 euro per la rottamazione delle auto (costo 1,5 miliardi), all’istituzione di un salario minimo per i lavoratori precari, alla creazione di un “Fondo Germania” fino a 100 miliardi di euro per assicurare il credito alle imprese in difficoltà, anche 9 miliardi di euro per una riduzione dal 15 al 14% dell’aliquota minima sui redditi ed un innalzamento della no tax area, come chiesto dalla Csu (mentre manca l’aumento dell’aliquota per i redditi più alti). Ma l’impronta dell’Spd in quello che Angela Merkel ha definito “il più grande intervento economico nella storia della Repubblica federale tedesca”, e che sintetizza la migliore tradizione dell’economia sociale di mercato e della socialdemocrazia, è evidente. E niente più degli acidi commenti degli “economisti” riportati dal Financial Times conferma che la grande coalizione di Berlino è il migliore governo d’Europa.

Meli e partiti

Tanto per dire come è andata a finire, ieri il Parteirat dell’Spd ha poi deciso di togliere il veto ad una cooperazione con la Linke nei Länder dell’ovest, ma solo come estrema ratio (nel senso che in Assia si ribadisce la preferenza per una coalizione “semaforo” con Verdi e Fdp) e ribadendo che ciò non riguarda in alcun modo il livello nazionale. La notizia è comunque di un certo rilievo, al punto che, incredibile dictu, ben due quotidiani italiani l’hanno riportata (Il Sole 24 Ore e il Manifesto). A noi però colpisce e strugge soprattutto un’altra cosa: un organismo di 150 membri (organizzati per correnti) che discute (e vota) a porte chiuse sulla strategia, e il giorno dopo sui giornali non trovi un virgolettato, un’indiscrezione un retroscena capzioso o almeno una dichiarazione di Caldarola neanche a pagarle a peso d’oro. Sono i tedeschi che non hanno le Meli o gli italiani che non hanno i partiti?

Deutschland über alles

Dopo l’ottimo risultato in Assia e il recupero ad Amburgo, successo a Monaco e Norimberga. L’Spd è in ripresa e in Germania spira un vento progressista. La Cdu ha fatto un congresso per spostarsi al centro (e il voto in Assia ha rafforzato questa scelta, perché prima ancora che un successo della Ypsilanti è stato una bocciatura per Koch, l’avversario di destra della Merkel nel partito); la Grande Coalizione ha un chiaro indirizzo riformista che nei sondaggi riscuote il gradimento dei tedeschi con percentuali sconosciute negli altri paesi europei (d’altronde il paese va a gonfie vele). Oggi riunione cruciale del Presidium e del Consiglio Nazionale dell’Spd, dove le diverse componenti del partito si confronteranno sull’apertura alla Linke anche nei Länder dell’Ovest (ma non nel governo nazionale), appoggiata da Beck ma contestata dai principali ministri e dal Seeheimer Kreis (la corrente riformista). Non deve suscitare meraviglia quindi che i media italiani quando parlano di Europa preferiscano occuparsi della famiglia reale inglese e degli Sms di Sarkozy, e che io mi scopra sempre più spesso intento a compulsare i siti delle agenzie immobiliari di Berlino.