Roberto Gualtieri

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L’Europa disinnescherà la mina ceca

La risoluzione approvata dal Consiglio d’Europa che invita i sette stati che non hanno ancora ratiticato il Trattato di Lisbona a procedere con la ratifica (e che punta a indurre l’Irlanda a ritornare sui suoi passi con un secondo referendum da tenere in autunno) è saggia e dimostra che i leader europei hanno saputo tenere i nervi saldi senza farsi condizionare dalla demagogia e dal populismo (e bisogna dare atto  Berlusconi di essersi mosso in modo coerente con gli interessi e la tradizione europeista dell’Italia, dimostrando che la stagione dei “volenterosi” e degli attacchi all’euro è ormai defintivamente alle spalle). Ora i nemici dell’Europa si affidano alla Repubblica Ceca e all’euroscetticismo del suo principale partito di governo (l’Ods) e del presidente della Repubblica Klaus. In realtà anche il governo di Praga alla fine ha firmato la risoluzione, dopo una mediazione della Merkel e della Presidenza slovena che ha inserito nel testo una nota in cui si vincola la ratifica al parere della Corte costituzionale sul ricorso contro il Trattato di Lisbona presentato dallo stesso Ods. Ma una dichiarazione del premier ceco Topolanek sulle scarse probabilità della ratificha ha infiammato le agenzie (siamo curiosi di vedere domani come sarà rilanciata dai giornali). Occorre però considerare che se è vero che l’Ods è euroscettico e smaccatamente filoamericano (come dimostra la sua posizione sull’installazione dei radar del sistema antimissilistico americano), la sua maggioranza è risicatissima (si regge su due deputati transfughi dell’opposizione), si fonda sull’alleanza con i filoeuropei cristiano-democratici, vede nell’esecutivo il ministro degli esteri Schwarzenberg (accusato dall’Ods di essere contrario agli interessi nazionali per i suoi legami con l’Austria) differenziarsi apertamente da Klaus (al Consiglio europeo a dichiarato di prevedere una ratifica entro il 2008), mentre tutti gli ultimi sondaggi danno in largo vantaggio i socialdemocratici. Il che indice a ritenere che il “nocciolo duro” europeista che sotto la guida della Germania sta dirigendo l’Unione avrà più di una carta da giocare per disinnescare anche questa mina.

Alla faccia del Financial Times

Alla faccia dei gufi, dei falsi amici e della retorica sull'”Europa dei cittadini” (esemplare a riguardo il Financial Times di oggi, con un editoriale in cui si afferma che il Consiglio europeo di oggi dovrebbe rinunciare a un nuovo trattato e evitare di “try to gang up and bully Ireland into voting again”, seguito da un articolo di Charles Wyplosz che lamenta l’assenza di democrazia dell’Ue, salvo poi notare che un auspicato approdo di tipo federale fondato sul voto diretto dei cittadini per i vertici dell’Ue “would divide nations and people within each nation”), il Regno Unito ha ratificato il trattato di Lisbona e la Merkel ha detto ieri in Parlamento che occorre “dare a Dublino la possibilità di rientrare in gioco”, respingendo sia l’ipotesi di un’Europa a due velocità che quella di un abbandono del trattato. Come era prevedibile l’Europa dei parlamenti nazionali e dei governi è più saggia di quella dei giornali, ed il Consiglio europeo di oggi pomeriggio dovrebbe confermarlo.

Immigrazione e agenda sociale europea

Sull’ultimo numero di Affari Internazionali Ferruccio Pastore ci ricorda che secondo le utlime stime della Commissione europea, nonostante l’immigrazione di qui al 2050 la popolazione europea diminuirà di 50 milioni di unità, con effetti molto negativi sui livelli di crescita e di benessere. Ma benché tra gli immigrati regolari il tasso di delinquenza sia identico a quello dei cittadini italiani, la contraddizione tra fabbisogno e disponibilità all’accoglienza si acutizza. E la nuova “Agenda sociale”, annunciata dalla Commissione (e sollecitata dal Consiglio europeo di marzo), che dovrebbe collocare stabilmente la gestione dell’immigrazione regolare e stabile nelle politiche economiche e sociali dell’Unione, è sempre più urgente.

Deutschland über alles

Dopo l’ottimo risultato in Assia e il recupero ad Amburgo, successo a Monaco e Norimberga. L’Spd è in ripresa e in Germania spira un vento progressista. La Cdu ha fatto un congresso per spostarsi al centro (e il voto in Assia ha rafforzato questa scelta, perché prima ancora che un successo della Ypsilanti è stato una bocciatura per Koch, l’avversario di destra della Merkel nel partito); la Grande Coalizione ha un chiaro indirizzo riformista che nei sondaggi riscuote il gradimento dei tedeschi con percentuali sconosciute negli altri paesi europei (d’altronde il paese va a gonfie vele). Oggi riunione cruciale del Presidium e del Consiglio Nazionale dell’Spd, dove le diverse componenti del partito si confronteranno sull’apertura alla Linke anche nei Länder dell’Ovest (ma non nel governo nazionale), appoggiata da Beck ma contestata dai principali ministri e dal Seeheimer Kreis (la corrente riformista). Non deve suscitare meraviglia quindi che i media italiani quando parlano di Europa preferiscano occuparsi della famiglia reale inglese e degli Sms di Sarkozy, e che io mi scopra sempre più spesso intento a compulsare i siti delle agenzie immobiliari di Berlino.

Unbundling parziali

Le minacce di multe salate da parte della commissaria (olandese, ma guarda un po’) Neelie Kroes hanno indotto E.ON a vendere la rete elettrica. Gli ideologi dell’unbundling brindano ma dimenticano che la dismissione non riguarda i gasdotti. Intanto nessuno che spieghi come mai l’umbundling non viene invocato per l’industria del petrolio…