Roberto Gualtieri

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Johnny Stecchino e la fisica quantistica

Giancarlo Schirru mi segnala questa strepitosa dichiarazione del ministro ombra della cultura <sic> del Pd Vincenzo Cerami, perfettamente rappresentativa della (sotto)cultura di stampo economicistico e antiscientifico che ha da tempo colonizzato la sinistra <sic> italiana e che in questi anni ha teorizzato e promosso il processo di liceizzazione dell’Università.

“Basta con la demagogia. Non è vero che questo governo fa la lotta ai baroni”, dichiara Vincenzo Cerami, ministro ombra dei Beni culturali, che incalza: “La ministra Gelmini, piuttosto che premiare i docenti che pubblicano in fantasmatiche case editrici il risultato delle loro ricerche, dovrebbe dare consistente valore alla didattica, che ad oggi non costituisce alcun punteggio nell’ambito della carriera universitaria”. E aggiunge: “Gli studenti pagano l’onerosa retta per essere istruiti e non per il curriculum di presunta scientificità dei professori. Ella deve sapere che nel quasi cento per cento dei casi si tratta di pubblicazioni inutili, pretestuose e improvvisate a mero scopo carrieristico. Temiamo che questo governo voglia dare l’impressione di cambiare molto senza, in realtà, cambiare niente”.

In effetti, perché perdere tempo a scrivere saggi noiosi di fisica quantistica o filologia romanza su riviste che non legge nessuno, quando gli studenti potrebbero applicarsi con profitto alla sceneggiatura di Johnny Stecchino?

Un bel movimento

Non pago del brillante esito delle sue teorie applicate ai mercati finanziari, Francesco Giavazzi volge ora le sue amorevoli attenzioni all’Università italiana, definendo “non drammatico” il taglio operato dal governo e spiegandoci, in barba a quel che succede nel resto del continente, che l’unico modello possibile per i nostri atenei è quello americano (anzi, una sua caricatura). Non poteva mancare una citazione del pessimo Perotti, che da qualche giorno ci viene propinato a tutte le ore da Riotta & Co. con la sua stucchevole e ingannevole retorica “antibaronale”, pseudomeritocratica e antiscientifica. Fin qui nulla di nuovo: sono i frutti dell’economicismo confindustrial-sindacale di stampo maoista che da anni si è affermato a destra come a sinistra e che è strutturalmente incapace di concepire l’università e il sapere con categorie diverse da quelle dell’impresa e del mercato. Quel che c’è di nuovo e di positivo è che gli studenti che si stanno mobilitando sembrano immuni da questo bombardamento ideologico e si ostinano a parlare di cultura e di ricerca con linguaggi e argomenti diversi da quelli a cui ci ha abituato il dibattito pubblico degli ultimi vent’anni (e che la sinistra ha contribuito non poco ad affermare). Pazienza dunque che il documento sull’università varato oggi dal Pd, pur dicendo molte cose giuste e importanti, non contenga ancora traccia di quella profonda svolta culturale che sarebbe necessaria per archiviare la lunga stagione “berlingueriana” (nel senso di Luigi). Per una volta le parole d’ordine degli studenti e le forme di lotta nuove e intelligenti che essi hanno scelto di praticare, come le lezioni all’aperto (anche io ne terrò una giovedì a Piazza Farnese), ci fanno dimenticare l’Italietta cupa, decadente e rancorosa dei Giavazzi, dei Perotti e dei loro innumerevoli epigoni. E ci consentono di guardare al futuro con un po’ più di speranza.

Gli anni settanta no 2

Guido Pescosolido ha sicuramente sbagliato a concedere l’autorizzazione a Forza Nuova (che aveva opportunamente camuffato sotto un’altra sigla, la domanda per poi esibire provocatoriamente il suo simbolo), ma il tipo di contestazione che i collettivi hanno messo in scena nei suoi confronti rappresenta esattamente quella tragica (e grottesca) parodia degli anni settanta, intrisa di intolleranza e sopraffazione, che avevamo auspicato di non vedere. Urge una chiara presa di distanza degli studenti democratici verso questi metodi.

Gli anni settanta no

In questa meravigliosa nuova stagione della democrazia italiana non poteva mancare una classicissima come lo scontro tra fascisti e collettivi all’Università di Roma (ferma restando ovviamente la differenza tra aggressori ed aggrediti). Fortunatamente, il rettore vicario Frati ha preso in mano la situazione con saggezza ed equilibrio (ritirando un’autorizzazione concessa con troppa leggerezza e allo stesso tempo invitando gli studenti a non alimentare le tensioni), e nell’assemblea promossa oggi dai collettivi – a cui sono intervenuto con altri docenti tra cui lo stesso Frati – insieme ai soliti insopportabili slogan minoritari e alla consueta passerella dei vari gruppi e gruppetti in cerca di visibilità e proselitismo è sembrata emergere nella maggioranza degli studenti la consapevolezza che il regalo più grande che si potrebbe fare a Forza Nuova e quanti vogliono rimestare nel torbido è quello di ingaggiare con essa una tragica parodia degli anni settanta.